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 Se da un lato la carriera cinematografica comincia a regalarle poche soddisfazioni, dall'altro sarà determinante un incontro per la sua vita sentimentale. Dopo il divorzio da Cromwell, avvenuto nel '46, Angela tornò a vivere con la madre. Accadde che l'amico e collega Hurd Hatfield (compagno di set in Il ritratto di Dorian Gray e in due puntate de La Signora in Giallo) invitò Angela a partecipare a una festa presso la casa di alcuni amici nella Ojai Valley; inizialmente declinò non avendo nessun accompagnatore, ma Hatfield rimediò procurandole un "cavaliere" per l'occasione, Peter Shaw, un suo vecchio amico, anch'esso sotto contratto con la MGM come attore in procinto di abbandonare la professione per dedicarsi a diventare un agente letterario. Per Angela fu amore a prima vista:

 

 "Questo straordinario ed attraente giovane inglese arrivò di fronte a me, e da quel momento non abbiamo mai più cambiato strada".

 

I due si sposarono il 12 Agosto del 1949, dopo 2 anni di fidanzamento, nella chiesa londinese di St. Columbia. Anche Peter veniva da una precedente esperienza matrimoniale finita con un divorzio, con una certa Mercia Squires, modella inglese, dalla quale ebbe un solo figlio, David Shaw nato nel '44. Peter otterrà l'affido del figlio nel 1950.

Subito dopo aver ottenuto ufficialmente la cittadinanza americana (Angela nel '51 e Peter nel '52), nascerà, nel 1952, il primogenito della coppia, Anthony Peter; un anno più tardi l'attrice darà alla luce la piccola Deirdre Angela.

 

 

Angela e Peter fotografati il giorno delle nozze

 
 

 

 

 

 Una volta rotto il contratto con la MGM (l'ultima produzione dell'attrice con la casa cinematografica è del 1953, La porta del mistero) ad Angela non restava altro che rimettersi in cerca nuove esperienze maggiormente gratificanti. L'occasione le arriva dalla televisione, per la quale già dal 1950, comincia a lavorare:

 

“La televisione per me è stata una gran cosa, mi ha “salvato la pelle”. Cominciai a lavorarci grazie a produttori e registi che decisero di volermi, come Martin Manulis, Fred Cole o Robert Montgomery. C’erano moltissimi produttori televisivi di grande successo che cercavano veri attori che potessero imparare le parti. Tutti i grandi show venivano fatti a New York, quindi avremmo dovuti spostarci lì. Le prove duravano anche due settimane. Non c’erano molti attori di cinema che facevano televisione. Erano perlopiù attori di teatro come me, che avevano una preparazione alle spalle, un training di base. Agnes Moorehead, o persone cosi…”

 

 I primi programmi per cui lavorò Angela, erano messe in scena di testi teatrali; la trasmissione, che si svolgeva in uno studio televisivo senza pubblico, andava in diretta, per cui gli attori dovevano essere estremamente preparati e abituati a imparare testi a memoria: 

   

Anni 50: la televisione...

 

Negli anni '50, con la sempre più crescente diffusione degli apparecchi televisivi, il cinema subì un notevole calo di affluenza di pubblico. Per questa ragione nacquero, in quel periodo, i formati cinematografici cosiddetti "panoramici" (VistaVision, CinemaScope...), in modo da offrire uno spettacolo diverso da quello televisivo (il 4:3, caratteristico della TV e delle pellicole fino alla fine degli anni '40) e suscitare nello spettatore una rinnovata curiosità per il cinema.

 
 

 

“Ricordo la trepidazione e il nervosismo perché una volta terminato il conto alla rovescia entravi in scena senza poterti fermare; C'era una grande tensione un attimo prima di andare in onda. Non era semplice mantenere la calma ma a volte ho avuto questa fortuna. Era molto simile a una prima teatrale, stimolante, eccitante”.

 

Sono da menzionare La Cittadella e Cakes and Ale per il Robert Montgomery Show, e numerose partecipazioni al Lux Video Theatre e al Playhouse, allora tutti straordinari programmi di successo al quale presero parte grandissimi attori del calibro di James Dean, Grace Kelly, Jack Lemmon, David Niven, Joanne Woodward, Lillian Gish e altri ancora.

 

 

 

 

 L'esperienza televisiva certamente influì sulla decisione di sperimentare anche la dimensione teatrale che Angela non frequentava più dai tempi dei suoi esordi. Fu grazie all'amico Peter Glenville, regista inglese, che l'attrice ebbe questa occasione. Il regista stava mettendo in scena una farsa francese chiamata Hotel Paradiso e contattò Angela per affidarle una parte. Lo stesso Peter, diventato nel frattempo manager della moglie, la consigliò caldamente di tentare questa nuova via. Angela si recò a New York per sostenere l'audizione e una volta ottenuta la parte lo spettacolo aprì al Henry Miller's Theatre nell'Aprile del 1957. Questo fu in assoluto il debutto a Broadway di Angela Lansbury, al fianco di James Coco e Bert Lahr. Di quest'ultimo attore (il famoso "leone codardo" nella trasposizione cinematografica de "Il mago di Oz" con la Garland) Angela conserva un bel ricordo: 

 

"Imparai molto osservando lavorare Bert Lahr. Era un clown, capii come controllare il pubblico, quanto aspettare a dire la mia battuta per farli ridere, appresi i tempi della commedia"

 

Lo spettacolo riscosse un discreto successo e l'attrice ebbe modo di emergere come nuova promessa di broadway; Walter Kerr, famoso critico teatrale, le riservò una magnifica recensione sul TIME.

 

Parallelamente continua il suo percorso cinematografico (e televisivo) in produzioni spesso non all'altezza della sua bravura: della seconda metà degli anni '50 sono da ricordare il western I senza Dio ('55), nel quale torna ad essere co-protagonista, e una piccola partecipazione a fianco del genio Orson Welles in La lunga estate calda ('58), realizzata una volta concluse le repliche di Hotel Paradiso. Nel '60 un nuovo ruolo a Broadway, nella commedia A taste of Honey, altro successo rimasto un anno in cartellone con ben 376 repliche, e ancora un piccolo ruolo cinematografico che le darà molte soddisfazioni: Mavis Pruitt in Il buio in cima alle scale ('60), film drammatico diretto da Delber Mann, che Angela ricorda molto felicemente anche se la parte non fu semplice da interpretare. Nei primi anni sessanta Angela si divide quindi tra palcoscenici, set televisivi e teatri di posa, dai quali riceverà ancora molte soddisfazioni. 

 

...e il teleteatro:

Quello che in Italia prese il nome di "teleteatro", fu un fenomeno nato in America e rappresenta uno dei primi esempi di ciò che oggi chiameremo "programma culturale"; allora era la normalità: si riprendeva una messa in scena teatrale durante il suo reale svolgimento, rispettando così i veri tempi della commedia, affiancando alla regia teatrale, una regia televisiva con compiti limitati alla scelta delle inquadrature delle varie telecamere: "Molti attori del cinema non volevano fare tv, la vedevano come una “caduta in basso”. Io non ho mai pensato alla tv come a una caduta in basso, piuttosto pensavo che fosse una “strada senza uscita”. Pensavo che se diventavi “familiare” per il pubblico televisivo, ne avrebbero avuto abbastanza di te, qualsiasi cosa tu potessi fare. E questo poteva essere la fine della tua carriera. E quello che m’interessava era una carriera longeva, che andasse avanti, che decollasse e non che si arrestasse. Perché non sentivo ancora di aver cominciato a fare ciò che sapevo esser capace di dare come attrice. Così non volevo che la tv mi fermasse. Ma negli anni ‘50 ne ero gratificata; facevamo tutto in diretta. Quindi era un po’ come fare teatro. Ed era una buona preparazione. Lavoravi con magnifici attori..."

 
 

Nel 1962, durante le riprese di E il vento disperse la nebbia, il regista, John Frankenheimer, si presentò nel camerino di Angela buttandole sul tavolo un libro: "Leggilo!" le disse. Si tratta va del romanzo di Richard Condon, The Manchurian Candidate. L'attrice fece quanto le disse Frankenheimer, e una volta ultimata la lettura lo chiamò dicendogli: "Wow!" Quello sarebbe stato il loro prossimo film. Va' e uccidi riscosse un successo enorme ed è universalmente riconosciuto come il film in cui Angela ha dato una delle più memorabili prove del suo talento; solo per quella parte ottenne una nomination come miglior attrice non protagonista al premio Oscar (sfiorato per la terza volta), una nomination al Golden Laurel, la vittoria di un secondo Golden Globe e di un NBR Award (vinto anche per il film precedente con Frankenheimer). Il cinema non si era scordato di lei.

 

 

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