Nata a Londra nel 1925, Angela Lansbury parte con sua madre e i due fratelli gemelli alla volta di New York City quando la scoppia Seconda Guerra Mondiale (suo padre morì quando Angela era molto giovane). Vincitrice di quattro Tony Award, tre nomination per il premio Oscar e 18 per il Premio Emmy, Angela comincia la sua carriera professionale all'età di 17 anni. Nonostante abbia recitato in molte grandi produzioni cinematografiche e a Broadway, è famosa per la longeva serie tv "La Signora in Giallo" (1984-96). È stata sposata per 53 anni con Peter Shaw, deceduto nel 2003. Hanno avuto due figli e tre nipoti. 

 

Ti è mai capitato di abbandonare la carriera per stare accanto alla tua famiglia?
Certamente. All'epoca in cui andai in Irlanda [nel 1971, a metà della sua carriera], misi la mia carriera in secondo piano, in quel momento. Non avrei accettato nessun lavoro al mondo a causa della situazione critica che stavo passando con i miei figli [alcuni giornali parlavano di problemi legati alla droga], non c'erano alternative. Non ho mai pensato di non fare ciò che ho fatto allora perché, come ho detto, era fortemente necessario.

 

Tutto ciò è avvenuto dopo che hai perso la tua casa di Malibu durante la storica stagione degli incendi in California…
Si. In altre parole cominciammo tutti una nuova vita in Irlanda. Era un ritorno a un tenore di vita molto semplice, alle radici, alle basi. Fu certamente un aiuto per i ragazzi a ristabilizzarsi, fu davvero utile. Una volta rimessi in piedi, avrei potuto considerare l'idea di tornare a lavoro.

 

Hai interpretato spesso ruoli di donne più vecchie della tua età. In "Blue Hawaii" [1961] eri la madre di Elvis Presley, ma avevate più o meno la stessa età! A un certo punto non ti ha infastidito?
Bhe, si. È capitato spesso durante il periodo in cui lavoravo MGM. Non mi fu imposto il ruolo della madre di Elvis, perché era una produzione della Paramount, e io non ero sotto contratto con la Paramount; ma mi venne offerto e ho pensato "Wow, sarebbe divertente, perchè no?"

 

Hai detto più volte che l'insegnamento di tua madre, ti ha trasmesso molta fiducia per la tua crescita artistica. Mi domandavo, non è mai avvenuto niente che abbia mai scosso quella fiducia?
Quando arrivai a Hollywood nel 1942, ricordo che dovetti sostenere un'audizione per un possibile contratto. In quell'occasione, alla fine dell'audizione, mi sentii dire "Questa ragazza è pazza!", perché stavo riproponendo il tipico cabaret inglese, che non gli apparteneva affatto. Beh, ne fui momentaneamente scoraggiata. Rimasi, come dire, un po' imbarazzata da quella risposta.

 

Ma non è bastato ad abbattere la fiducia in te stessa?
Oh, no, no.

 

Hai cominciato a lavorare a Hollywood da adolescente. Sei mai stata oggetto di "proposte" da parte delle personalità di questo mondo?
Oh, mai stata, ero così "inglese", e così inflessibile. Non hanno mai osato colpirmi con certi mezzi, assolutamente no. Ma ho conosciuto anche questi aspetti, ho frequentato la mondanità, non posso certo dire di no. Sono stata solo più riservata rispetto agli standard di Hollywood che conosciamo.

 

Quando è arrivata l'occasione di "Mame" [il musical], l'hai colta al volo…
Oh assolutamente. Non avrei potuto chiedere opportunità migliore per usare ogni piccola parte del mio talento; imparai prima a cantare e a ballare, poi fui pronta per iniziare. Ebbi già modo di fare musical prima, con "Anyone Can Whistle," insieme a [Stephen] Sondheim. Di conseguenza sapevo di avere le capacità, se le avessi tirate fuori, sai? Lavorando con uno dei migliori compositori come Jerry Herman e un grande regista come Gene Saks, ebbi l'aiuto giusto per tirar fuori tutto questo nella maniera migliore possibile.

 

Sembra che Broadway ti ami molto, hai vinto ben quattro Tony... 
Io amo Broadway. Ho appena comprato un appartamento a New York per abitarci, nel caso tornassi a lavorare in teatro, non so. Dipenderà dalle prossime proposte. Mi piace aver la possibilità di andare a teatro ogni sera della settimana se mi va di farlo. 

 

Hai subito il fascino delle star con cui hai lavorato? Katharine Hepburn, Elvis, Ingrid Bergman? Ce ne sono state molte...
Potrei chiamarlo timore, reverenza. Ero intimorita da Katharine; Lo ero anche da Spencer Tracy. Si, senza dubbio. Mi intimidiva Randolph Scott. Non è interessante? Ed era così gentile. Anche ... William Powell. Perché essendo una ragazzina lo vedevo nella serie "Thin Man" e interpretando la sua amante (ride) in un film, quando avevo l'età di 19 o 20 anni, ne rimasi davvero intimorita. Tutte queste persone diventavano così "reali" quando eri sul set con loro, e avevi modo di parlarci e ascoltarli. Ti rendevi conto di quanto le riviste di cinema li facevano apparire così fittizi.


Beh, forse con l'eccezione di Judy Garland?
Certo, Judy era quasi una mia coetanea, non potevo esserne intimorita, eravamo due ragazze che recitavano insieme. Era così, impossibile e ritardataria, lasciava aspettare tutti...

 

Questo è quello che intendevo. Le riviste ne parlavano in questi termini, era di quella specie…
Oh, si, assolutamente. Quello è stato il modo con cui ha affrontato ogni momento della sua carriera. La ragione di tutto ciò è da ricercare, in qualche modo, nella sua insicurezza. Ha avuto varie esperienze emozionali durante la sua crescita tali da segnarle la vita, come sappiamo. Ma non hanno mai interferito con il suo splendido talento.

 

Realizzata da Patricia Sheridan per il Pittsburgh Post-Gazette

   

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