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Che
Angela Lansbury sia una delle più amate e rispettate attrici dello show
business attuale, è una realtà che pochi metterebbero in discussione.
E, nel mondo del teatro è, semplicemente, una regalità. Non soltanto
per aver vinto quattro Tony Awards, ma per la sbalorditiva gamma di
ruoli che ha interpretato: la libertina e anticonvenzionale Auntie Mame
in Mame di Jerry Herman; la Pazza di Chaillot, la Contessa
Aurelia nel poco fortunato Dear World di Herman; la madre di
tutte le madri-teatranti, Mama
Rose nel classico Gypsy di Jule Styne-Stephen Sondheim-Arthur
Laurents; e la cuoca di torte di carne Mrs.
Lovett in nel
sanguinoso Sweeney Todd di Stephen Sondheim. Gli amanti del
teatro – me incluso – sono particolarmente eccitati adesso che
è stato ufficialmente annunciato il ritorno a Broadway della Lansbury,
dopo più di due
decenni d’assenza, in un nuovo lavoro di Terrence McNally. Intitolata Deuce,
la commedia che avrà come co-protagonista la veterana attrice Marian
Seldes, partirà al Music Box Theatre nell’Aprile del 2007.
È
un periodo frenetico per l’attrice che recentemente ha presentato
un’altra Mrs. Lovett, Patti LuPone, col premio John Houseman Award al Masquerade
dell’Acting Company. La Lansbury prenderà parte in un altro evento
benefico organizzato dalla Acting Company per il 5 Novembre quando,
assieme ad altre attrici, terrà delle letture in This Is on Me, An
Evening of Dorothy Parker. La performance – in scena allo
Schoenfeld Theatre – vedrà la partecipazione di Boyd Gaines e Harriet
Harris, altri premi Tony, così come di Lisa Banes e Lynn Collins.
Di
recente ho avuto il grande piacere di parlare al telefono con la
Lansbury che si trovava a Los Angeles, la quale non poteva rivelare
molti particolari circa il suo ritorno a Broadway, anche se era evidente
l’eccitazione per gli imminenti progetti.
Ultimamente ti sei ristabilita a
Manhattan...
Ristabilita nel senso che ho comprato un piccolo
appartamento, e ho intenzione di passare un bel po’ di tempo a New
York City.
Cosa ha
affrettato questa decisione?
Sinceramente, sono felice di stare a New York, decisi di venire in
California solo per fare “La Signora in Giallo”. La mia famiglia mi
seguì qui, ma nel frattempo i figli sono cresciuti, hanno intrapreso la
loro strada, quindi non c’è più niente che mi trattiene qua. Così,
la mia casa è New York City.
Ti senti più a
casa a New York che in California?
Si, ho vissuto molti anni a New York nel periodo in cui facevo musicals
ed era casa mia. Ho molti cari amici, e amo le persone che fanno teatro.
Presenterai Patti LuPone col premio "John Houseman"
alla prossima serata organizzata dall’Acting Company. Mi chiedo cosa
hai provato a vedere LuPone e Michael Cerveris nel revival di "Sweeney
Todd".
[Ride.] Era una produzione bollente. Mi ha sbalordito
molto perché l’ho trovata molto diversa dalla nostra. Ma mi ha
enormemente interessato e attratto per il modo in cui lo hanno
realizzato, quindi non posso dire che non mi sia piaciuto. Non si
possono fare raffronti, davvero, non ci cono paragoni. Il tema si presta
a svariate letture, e questa era una di quelle possibili. Dal punto di
vista delle performances, erano completamente diverse. Patti mi
ha fatto ridere, penso che abbia una magnifica presa, e Michael,
sicuramente, è stato straordinario, come ogni singolo membro del cast
che ha fatto qualcosa – non una, ma numerose cose perché molti di
loro hanno una doppia parte nello spettacolo. Da questo punto vista mi
ha interessato molto in ogni senso, come ho detto, ero totalmente presa.
Cosa pensi del
regista John Doyle, che ha anche messo in scena il revival di "Company"?
Beh, ha messo in scena del grande materiale utilizzando pochi mezzi. Non
potendo permettersi una grossa produzione e impegnare un’enorme orchestra, ha deciso di realizzarlo in questo modo. E scommetto che l'ha
fatto col permesso di Steve [Sondheim]. Stephen ha sempre detto di Sweeney
Todd che potrebbe essere presentato come un’opera da camera.
Ed è vero. Ci sono numerosi modi per metterlo in scena, e questo è uno
di quelli possibili. Noi lo facemmo in una maniera, fu un’enorme
produzione, loro in un’altra.
Quali sono i
tuoi ricordi sulla produzione originale?
Certamente ne ho di magnifici. I primi giorni in cui il pubblico
rimaneva scioccato e fuggiva fuori dal teatro. Sinceramente, quando
abbiamo debuttato non eravamo sicuri di quanto saremmo andati avanti con
lo spettacolo. Ricordo che i produttori erano molto incerti, e solo
quando ottenemmo i notevoli riconoscimenti dei Tony cominciammo ad avere
successo, e improvvisamente diventammo lo show più importante della
città. Ma Sweeney
Todd ha dovuto lottare per diventare ciò che è adesso.
E’
interessante che tu abbia vinto due Tony per due musical di Jerry Herman,
"Mame" e "Dear World" e gli altri due con due lavori
di Sondheim, "Sweeney Todd" e "Gypsy", per il quale
scrisse i testi. Mi stavo domandando se volevi dirci che differenza c’è
tra lavorare in un musical di Jerry Herman e in uno di Stephen Sondheim.
Beh, sono completamente diversi. Devi vedere queste differenze dal punto
di vista di un interprete. Diciamolo, ero nel pieno della mia vocalità
quando feci Mame, e poi con Dear World, ho iniziato ad
usare una voce più da soprano. Era un periodo di crescita e sviluppo
della voce, che potevo usare per un diverso numero di cose. E Jarry è
sia un astuto compositore, sia un magnifico paroliere. È incredibile
come riesca a fare entrambe le cose, purtroppo non gli è riconosciuta
nemmeno la metà della sensibilità dei suoi testi. Non ha mai ricevuto
il Kennedy Center Honor, ma dovrebbe averlo. Non capisco il
motivo, non posso credere che venga trascurato così… Ad ogni modo,
cominciai con Mame. In realtà fu con Anyone Can Whistle di
Stephen. All’epoca
lui era molto giovane, come lo ero io, ed eravamo tutti intenzionati ad
andare avanti, contro ogni avversità. Mi sono fermata per un
anno e in quel periodo perfezionai il mio canto studiando; dopodiché
feci Mame, lo spettacolo fu un successo e andai avanti due anni.
Poi venne Dear World, nacque velocemente sulla scia del successo
di Mame. E, come ho detto, richiedeva una diversa prestazione
vocale… Il lavoro successivo fu Gypsy…
Che, per una
cantante, è uno spettacolo rischioso…
Uno spettacolo rischioso, ma non lo fu per me. Sapevo che avrei potuto
lavorarci. Rimasi io stessa stupita delle mie capacità, e devo dire
che, fino ad oggi, non ho mai perso la mia voce. Forse è capitato
raramente per un colpo di freddo. Ma cantando ho avuto modo di
accorgermi quanto fosse potente e formidabile. Così il passo seguente
fu Sweeney Todd. Sweeney Todd rappresenta un concentrato
di tutto ciò che avevo imparato, lavorando e studiando, fino ad
allora… Avrei dovuto usare ogni sfumatura della mia gamma vocale.
Dovevo usare un po’ di tutto, sapendo che l’intero ruolo sarebbe
stato cantato. Cantando,
simultaneamente, recitavi. Ecco perché molti paragonano Sweeney
Todd all’ “opera lirica”, in un certo senso lo è. Anche se
essendo principalmente attori e in secondo luogo cantanti - al contrario
dei cantanti lirici che sono prima di tutto cantanti, poi attori –
eravamo intenzionati a portare una specie di opera moderna a
Broadway… Era un incredibile combinazione di tutto ciò che avevo
imparato, per questo non sarò mai abbastanza riconoscente per aver
avuto questa possibilità. Oltretutto è l’unico mio spettacolo
teatrale registrato su nastro.
Cosa pensi dei
tuoi progressi vocali? Sei stata aiutata di un insegnante?
No. Ho semplicemente adattato la mia voce a ciò che dovevo fare ogni
volta. Ho lavorato ininterrottamente dal 1962 – anche se, come dicevo,
ho debuttato come “cantante” in Anyone Can Whistle – ma nel
'65 aprimmo Mame, e da allora non ho più smesso di cantare…
Credo di aver sempre avuto la voce, solo che prima non ebbi la
possibilità di metterla alla prova. È solo provandoci che si può dire
di averla. [Ride.]
Sembra che Rose
in "Gypsy" sia uno dei ruoli più desiderati dalle attrici di
musical. Perché viene considerato così, e quale è stata la tua
esperienza riguardo a questa parte?
Mah, io l’ho sempre visto come un ruolo d’attrice-cantante…
Sono le parole dei brani che guidano la musica e la voce. È
molto importante che si ascolti ciò che l’attore o l’attrice sta
cantando; in Gypsy è fondamentale. Tu stai cantando una scena. E
mentre stai facendo "Rose's Turn," stai in realtà raccontando
la storia di questa donna che si è lasciata scappare troppe buone
occasioni nel corso della sua vita. Non ha mai fatto niente per se, non ha mai ricevuto un applauso. Non è
mai arrivata al successo che invece ha raggiunto la figlia. Mai
un’ovazione. Ecco perché il momento del finale, dove tra il
pubblico in sala cala il silenzio più assoluto, è così importante. È
il momento in cui viene finalmente accettata, in cui le viene regalata
quell’ovazione per cui ha vissuto tutta la sua vita. Questo è uno dei
momenti più grandi nella storia del teatro musicale… Quel momento –
in cui il pubblico si fa silenzioso – non c’era nella produzione
originale interpretata da Ethel Merman.
Fu una cosa che
apportasti tu…
No, fu una cosa voluta da Arthur Laurents…
Ricordo di aver
letto una tua citazione in cui dichiaravi che Stephen Sondheim ebbe
l’idea di scrivere un musical dal film "Sunset Boulevard"
(Viale del tramonto) appositamente per te, prima che l’idea venisse
presa, in seguito, da Andrew Lloyd Webber...
Si, questo accadde nel 1980 circa. Ricordo che c’incontrammo con
Stephen e Hal [Prince], per discutere del progetto di Sunset
Boulevard. Poi Stephen lo abbandonò e subentrò Lloyd Webber, e
andai con mio marito a Londra per incontrarlo e parlare con lui di
Sunset Boulevard, poi non se n’è più fatto niente per
anni. Io cominciai a lavorare ad altre cose e così non l’ho mai
fatto.
Il 5 Novembre
farai la parte di Dorothy Parker, in una serata di beneficenza per la
Acting Company. Come sei entrata nel progetto?
Lo abbiamo già fatto lo scorso anno qui [in California]. È andato
molto bene e Harriet Harris ed io, Lisa Banes e Lynn Collins abbiamo
deciso di farlo a New York con Boyd Gaines, questa volta. Boyd reciterà
nello spettacolo, e noi andremo semplicemente per leggere alcuni pezzi
famosi di Dorothy Parker, e alcuni meno conosciuti. Sono una bella
miscela di preziosi scritti. Penso che il suo stile sia molto raro e
magnifico per quel particolare periodo, gli anni ’30 e ’40. Ho avuto
la fortuna di conoscerla a Los Angeles quando cominciò a scrivere
alcune sceneggiature per il cinema.
Com’era?
Se ne stava sempre in un angolo a fumare e a bere Martini. [Ride.]
Era sicuramente “avvicinabile”, le potevi parlare. Io ero
troppo giovane per intraprendere una conversazione con lei. Se
l’avessi incontrata oggi, non avrei certo esitato. Ma essendo una
ragazza di 17, 18 anni, non avevo il coraggio di parlarle.
Lo scorso Marzo
ti sei esibita in "Oscar and the Pink Lady" al Geffen. Di cosa
si trattava?
Erano semplici letture. Avevo del materiale scelto accuratamente. L’ho
trovato molto emozionante e difficile da leggere, Così dissi alla
produzione "Ok, mi piacerebbe soltanto leggerlo, lasciatemi
provare." Il Geffen me lo lasciò fare, e così mi esibii in
due performances. Alla fine decisi “Questo non fa per me.”
Non so molto
riguardo a questo show...
Era la storia di questa signora vestita di rosa che visitava i bambini
malati di cancro, portando loro delle caramelle. Incontra Oscar, un
ragazzino in fin di vita; lo assiste e lo aiuta a morire. Era
assolutamente inadatto per me. Ho pensato: "Non posso farlo per
otto volte alla settimana." In Europa ha avuto molto successo…
Se trovassi una
giusta proposta, saresti interessata a un ritorno a Broadway?
Oh, sicuramente.
E sarebbe un
musical o teatro di prosa ?
Li amo entrambi, ma in questo momento penso che preferirei fare
teatro…
C’è qualcosa
in programma?
Non
posso dirti di più… Mi piacerebbe ma non posso proprio.
Andrai a vedere
molto teatro a New York?
E’ la sola cosa che faccia quando sono a New York! [Ride.]
Cosa ti ha
colpito di recente a teatro?
Non sono molto aggiornata perché di recente non sono stata a New
York. L’ultima cosa che ho visto è stata The History Boys col
cast originale, mi è piaciuto moltissimo. E poi ho visto Drowsy
Chaperone. Delizioso.
Fra tutti i tuoi
ruoli di Broadway ne hai uno che preferisci?
Ho amato Mame (Mame) e Mrs. Lovett (Sweeney Todd). Nellie
e Mame sono i miei favoriti, e certamente anche Rose.
Ultima domanda.
Quando la gente sente il nome di Angela Lansbury, cosa vorresti che
pensassero?
Mi piacerebbe che mi vedessero come un’ “interprete consumata”,
ovvero ciò che penso io. Sono un’interprete, non mi piace vedermi
solo come una star, una celebrità. Voglio soltanto essere
un’esecutrice divertente ed espressiva.
Realizzata
da Andrews Gans per Playbill.com,
il 3 Novembre 2006
Crediti
Foto: Photopest, Broadway.com
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