La settimana prima dei Tony, Angela Lansbury parla con Broadway.com riguardo alla sua illustre carriera, alle ragioni per cui i critici abbiano trovato grande la sua partecipazione in Deuce ma non lo spettacolo, della possibilità di ottenere il quinto Tony, e delle capacità che una giovane attrice dovrebbe avere per perseguire una strada in teatro.

 

Devo confessare che quando mi sono preparato il caffè stamani, mi sono messo a cantare “There's a Parade in Town." (C’è una marcia in città, titolo di uno dei brani cantati da Angela in “Anyone can Whistle”)
[Ride.] Buon per te che la sai anche! È sorprendente, ma Anyone Can Whistle riaffiora di tanto in tanto. È sempre nel ricordo della gente, ma di certo la maggior parte delle persone non lo conosce. È un genere di show “in”.

 

Sa, amo le registrazioni del cast originale da quando sono un bambino.
Lo registrammo con i nostri “ultimi respiri”. Ricordo sempre come lo facemmo. Eravamo tutti così provati perché dovemmo chiudere lo show. Fu tutta una sconfitta in un modo o nell’altro.

 

Ma è stato l’inizio della sua carriera nel musical teatrale, e cominciò con qualcosa di veramente speciale.
Oh, si, assolutamente! Fu l’inizio di una carriera che altrimenti non avrei avuto, e sono profondamente grata a questo spettacolo. E per le mie collaborazioni, successive, con Stephen [Sondheim] e con Arthur Laurents [autore/regista]. 

 

Guardando il display di notevoli fotografie tratte dai tuoi grandi ruoli teatrali, appeso nel foyer del Music Box Theatre, mi viene da pensare che Broadway è stata una sorta di casa per lei, per 50 anni. Non trova?
Lo è. È il posto dove mi sono sentita meglio come attrice. È come Dolly: "I'm back where I belong" (Sono tornata dove appartengo, Angela si riferisce a un verso della canzone “Hello, Dolly!) quando sono in teatro. Per me non è stata la cosa più facile da gestire perché la televisione ha occupato una grossa parte della mia vita. [La Signora in Giallo] è durata 12 anni, ed è stato fantastico perché mi ha permesso di raggiungere un pubblico più vasto, un pubblico, devo dirlo, che è venuto adesso a vedermi in Deuce. È interessante sentire i loro commenti, perché mi conoscono come Jessica Fletcher e qui mi vedono in veste di Leona Mullen.

 

In che modo ti conosce il pubblico?
Beh, molti di loro sono in là con l’età e conoscono la mia carriera a Broadway. Conoscono Sweeney Todd, perché hanno visto la registrazione televisiva. In questo modo sono consapevoli di quanto sappia “trasformarmi” e interpretare qualcuno di diverso! Che sono una vera attrice, non soltanto una faccia nel loro salotto [ride]. La maggior parte di loro hanno saputo comprendermi bene e accettarmi nelle più svariate forme.

 

Alla sua età e con una carriera stupenda alle spalle, non ha davvero bisogno di stare sul palco otto sere a settimana. Ma ci sta. Aveva realmente bisogno di tornare a questi ritmi?
No. Per essere completamente onesti, non ne sentivo il bisogno. Inizialmente avremmo dovuto fare Deuce al Primary Stages, con meno repliche. Doveva essere un off-Broadway e mi piaceva l’idea di fare qualcosa fuori Broadway. Mi attirava questa opportunità. Ma poco dopo venne deciso che la produzione doveva essere a Broadway, perchè Scott Rudin, che è un grande produttore, e Gerry Schoenfeld pensarono, "Si! Il Music Box! Mettiamole là!" Lui mi ha sempre detto, "Angie, se mai desiderassi fare qualcosa a Broadway, devi solo dirmelo,"e così è successo. Mi sono trovata a Broadway per un periodo di tempo più lungo, con otto performance a settimana, che non avrei mai voluto fare di nuovo. Ma… sono qui!

 

Come le è stato proposto Deuce?
Beh, Terrence McNally ed io ci conosciamo da molti anni. Avremmo dovuto fare The Visit insieme [La visita della vecchia signora, nel 2000], ma dovetti ritirarmi quando mio marito si ammalò. Ma abbiamo mantenuto buoni contatti.

 

Cosa ha trovato in Deuce da convincerla ad accettare?
Terrence mi chiamò e disse, "Ti sto mandando una commedia, e mi piacerebbe avere una tua opinione." Così la lessi e pensai  "Perbacco... che interessante proposta è questa." Sapevo già, quando la lessi, che Marian [Seldes] era stata presa in considerazione da Terrence, così pensai, "Che meravigliosa idea, noi due in questa commedia." Io la conoscevo solo tramite l’Acting Company, un fantastico gruppo con cui ho lavorato per anni, come ha fatto anche Marian. È stata una grande insegnante alla Juilliard School. Ma non abbiamo mai lavorato insieme. Così pensai, "Si, accidenti! Lo farò."

Ma comunque non aveva programmato di spostarsi a New York, vero? Ricordo di averlo letto da qualche parte lo scorso autunno.
Ero in cerca di qualcosa che mi portasse via dal “far niente” di Los Angeles, in realtà. Avevo comprato un appartamento a New York, giusto per avere “un piede” qui, dove ero ansiosa di stabilirmi ancora. Sono sempre stata bene in questa città. Amo i miei amici del teatro. Mi sono sempre sentita a mio agio e accettata, qui. Così è stato facile per me viverci per un periodo. Ho ancora la famiglia sulla west coast, sai, e amo stare anche vicino a loro. Ma ho sentito il bisogno, una volta che mi sono trovata sola, di avere un appartamento qui. Successivamente la commedia è entrata nei miei progetti.

E come giudichi l’esperienza di Deuce finora?
Beh, è stata una rivelazione. Vedere come il pubblico ha avuto grande piacere di rivedere questa mia vecchia faccia. Mi ha profondamente colpito e “mantenuta a galla”.

 

Che mi dici delle prove?
Oh, imparare questa commedia era un’esperienza impegnativa, posso dirtelo. Sapevo che non sarebbe stato un lavoro facile e mi sono messa un mese “da parte”. Non abbiamo cominciato le prove prima di Marzo, così sono arrivata con un mese di anticipo e ho impiegato tutto Febbraio per impararla. E grazie a Dio ce l’ho fatta. Ho dovuto ri-allenare la mia memoria! La memoria in un attore resta sempre, al massimo arrugginisce un po’. E ho capito che una volta riattivata la memoria avrei potuto farlo. Ma non ne ero certa... Non ero sicura di riuscirci. Questa commedia in special modo, che è particolarmente complessa. Ha richiesto molta concentrazione.

 

Il pubblico era eccitato all’idea del suo ritorno al teatro.
Lo sento. Sono davvero grata per l’accoglienza che ho ricevuto.

 

Sarei negligente a non affrontare una questione un po’ delicata: Lei e Marian avete ricevuto critiche meravigliose, ma lo spettacolo no.

No. E vorrei parlarne. Personalmente, penso che quando ci sono in gioco nomi “storici” e amati come il mio e quello di Marian in una commedia, e quando il sipario si alza suscitando una reazione stupenda nel pubblico, come è successo, tutto ciò possa intimorire estremamente un critico. Io credo, in qualche modo, che noi siamo state dannose al materiale di Terrence. E mi dispiace affermarlo, ma lo credo davvero.

 

Il ruolo di Leona è molto sfaccettato. Si sente cresciuta come attrice?
Oh, certo. In ogni cosa che fai, ogni esperienza che affronti come attrice, scopri tutti i punti di forza e debolezza di un personaggio, questo è il lato divertente del recitare. Il trovare questi momenti, individuare queste pareti di vetro che improvvisamente rivelano una parte di un individuo che non pensavi di trovare. Penso che sia questa la cosa interessante di un ruolo. Interpretando Leona, ogni giorno, ogni performance, scoprivo in lei qualcosa di nuovo.

 

C’è così tanto in questa donna.
Così tanto. Ma non è un aspetto di tutti noi? È ciò che penso, le donne, specialmente, trovano molto interessanti questi ruoli. Particolarmente Leona, a causa della sua mania di voler mascherare che, come donne anziane, soffriamo nell’accorgersi di diventare invisibili mentre invecchiamo. È molto importante che riconosca e capisca esattamente come – ed è quello che spero di riuscire a fare – interpretare il ruolo di questa donna che sta tentando di placare tutta questa negatività che ha sempre accompagnato la sua vita, dovuta al fatto di considerare un suo grande fallimento non aver mai vinto il Grande Slam del tennis. Può sembrare ridicolo, ma ognuno di noi nella vita ha qualcosa che sente di non aver realizzato. Se non è vincere un match di tennis, è portare avanti un matrimonio. Ci sono milioni di ragioni per le quali una persona possa sentire di aver fallito nella vita, e queste cose tendono a logorare il subconscio man mano che passano gli anni, perché capisci che è troppo tardi per riparare.

 

Ha affrontato una tua battaglia personale, come quella?
Oh, certo, l’ho fatto. Non sarei una persona se non l’avessi fatto [ride].

 

Come ha affrontato tutto ciò?
Devi semplicemente esaminare e renderti conto che, allora, hai fatto quanto ti era possibile. Che è stata fatta la scelta giusta. Non dobbiamo continuare a incolparci.

 

Leona in Deuce sta cercando un modo per perdonarsi?
Si, deve riuscire a perdonarsi come noi stessi ci perdoniamo. Perché siamo tutti esseri umani, non siamo Gesù Cristo. Dobbiamo farci un bel pianto e andare avanti.

 

Mi piacerebbe chiederle qualcosa dei grandi personaggi che ha interpretato. La prima volta che l’ho vista a teatro fu a Maryland al Painter's Mill Music Fair in Gypsy. Avevo 9 anni.
Oh, oh, caspita [ride].

 

Ha un ricordo speciale di questi show?
Mio Dio... a centinaia. Gypsy fu un evento enorme nella mia carriera teatrale. Ne rimasi sbalordita. Il personaggio mi impegnò molto, soprattutto nelle parti cantate. Ma il grande momento per me, fu la prima di Gypsy al Piccadilly Theatre di Londra. Tornare a Londra per la prima volta con un musical che non era mai stato visto su un palcoscenico inglese… Merman non lo propose mai a Londra. Nessuno lo aveva mai interpretato a Londra. E Londra rimase paralizzata. Mi hanno dato il più grande saluto e la più bella ovazione che si possa immaginare. Lo stesso successo lo avemmo quando poi lo portammo al Winter Garden di New York.

 

E di Mame?
Beh, lascia che te lo dica, ho appena avuto qualcuno del cast originale di Mame ospite nella mia casa in Irlanda.

 

Veramente?!
Si! C’erano ballerini e cantanti. È ancora come avere una grande famiglia per me. Abbiamo passato una magnifica settimana insieme.

 

Anche col cast di Sweeney Todd?
Sweeney Todd, stessa cosa. Sai, George [Hearn], Len [Cariou], Victor Garber e io siamo ancora in contatto. Alcuni del cast non sono più fra noi; John Eric Williams è morto, ma con altri di loro ci vediamo. Quando in una compagnia teatrale rappresenti la “leader”, com’è successo in alcuni casi, non proprio Sweeney Todd, la puoi considerare una famiglia. È un gruppo di persone che dipendono l’una dall’altra ogni sera.

 

Stiamo chiedendo a tutti gli artisti che hanno ottenuto una nomination al Tony Award, una loro sensazione al riguardo. Ne ha vinti quattro, ma ce n’è uno che le ha dato maggiori soddisfazioni di un altro?
Um… no. Posso dire di no.

Non ce n’è uno che la sorprese maggiormente?
Dear World fu una sorpresa, anche se amavo molto le canzoni. Amo ancora adesso quello show! Jerry Herman non è stato ancora premiato per il suo lavoro. Per cinque anni o più hanno considerato me per il Kennedy Center Award e non lui, che avrebbe dovuto ottenerlo. Sono così dispiaciuta. Che quest’uomo sia stato trascurato così per anni è un crimine. Non capisco come sia potuto accadere, ma spero fortemente che questo sia il suo anno. Io di sicuro farò il tifo per lui.

Allora è in buone mani! Sente la competizione per questo Tony?
No, in nessun modo. In Deuce interpreto una parte sfarzosa, un ruolo “da show”… È estremamente improbabile che possa vincere perché ci sono straordinarie attrici che concorrono nella mia stessa categoria, io sono stata a vedere molte di loro. L’unica che non ho visto è Eve Best. Insomma, non sarebbe giusto che mi si attribuisse un premio per puro sentimentalismo.

 

Da Broadway a Hollywood, ha avuto un bel po’ di esperienze con nominations e premi. Ce n’è uno che vorresti vincere di nuovo o per il quale essere nominata?
Mi piacerebbe ricevere un'altra nomination all’Oscar, si. Non fraintendermi, non sono ambiziosa al punto di volerlo per forza, ma se accadesse sarebbe stupendo.

 

Io so che sua madre, Moyna MacGill, era un’attrice. Le ha insegnato qualcosa che sfrutta ancora oggi nel suo mestiere?
Beh, mi ha insegnato un bel po’ di cose da bambina. Ma non l’ha fatto da insegnante, da maestra. Lo ha fatto attraverso i ruoli che interpretava e che vedevo. Era in un film chiamato The Clock con Judy Garland. Aveva una scena particolare con Keenan Wynn, e ricordo che Pauline Kael le fece una meravigliosa critica sul The New Yorker perchè era uno dei migliori momenti comici di quella particolare stagione cinematografica. Mia madre era una fantastica commediante, e parte del suo talento, credo venga dal suo essere Irlandese. Ho sempre pensato che il mio spirito comico mi sia stato geneticamente trasmesso da lei. Non è americano. Non è nemmeno inglese. È irlandese e ringrazio Dio per questo. Che lo abbia preso da mia madre. Anche la sua acuta sensibilità e la capacita di stare ad ascoltare. Quella fu una cosa che davvero mi insegnò: ascoltare. Non pensare sempre a ciò che si sta per dire, ma pensare a cosa ti sta dicendo la persona con cui si sta parlando.

 

Che consiglio si sentirebbe di dare a una giovane attrice di oggi che sta cercando di farsi una vita nel teatro?

Avere un po’ di talento. Soltanto un poco, come dice Leona [ride]. È necessario saper comprendere la mente umana per diventare un’attrice. Devi capire cosa fa la gente, com’è, e questo richiede un po’ di ricerca emotiva. Penso che i giovani sappiano guardare solo loro stessi. Ma gli attori che iniziano oggi, veramente devono pensare alla vita e alle persone in tutti gli aspetti del loro vivere, a meno che non desiderino interpretare solo loro stessi ed essere belle personalità attraenti. Qualcuno può anche farlo. Ma se davvero preferiscono essere attori fuori dalla norma, devono sapersi guardare intorno e assorbire. Tenendo aperti gli occhi, noti il modo in cui la gente reagisce, in cui sfugge, in cui si promuove o retrocede come individuo. Tutte queste cose stanno là per essere colte, se si sceglie di guardarsi intorno nella sconfinata pianura della natura umana. E ascoltare.

 

  Realizzata da David Drake per Broadway.com

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