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Angela Lansbury è sbarcata su queste coste il 24 Agosto del 1940 – lo stesso giorno in cui lo feci anch’io. Lei è arrivata dalla Londra martoriata dalla guerra; Io vi giungevo da un parto naturale. “Sono la tua clessidra americana”, le ho suggerito quando le nostre strade si sono finalmente incontrate per l’intervista nel suo bellissimo appartamento sulla West 50s.

“Oh, mio Dio!” sussulta a questa mia metafora. Poi, chiudendo la battuta con perfetto ed educato stile britannico, si affretta ad aggiungere, “Beh, ti tieni meravigliosamente per la tua età. Ho 15 anni più di te”. (Sciocchezze! Questa è “Younger Than Springtime” Più giovane della primavera, per dirla con una canzone).

 

Non ci soffermeremo a fare un match ma insisteremo su questioni non-numeriche. Come Deuce, dove alla sua età sale sul palco per otto spettacoli a settimana.

Deuce, nel senso non-numerico del termine, è una parola del tennis con la quale una partita raggiunge il pareggio di 40 punti e il giocatore che fa i due punti successivi vince la partita. È anche il titolo di una commedia di Terrene McNally diretta da Michael Blakemore in scena dal 6 Maggio al Music Box Theatre per sole 18 settimane, con la Lansbury e Marian Seldes.

 

“È la storia di due donne anziane che 35 anni prima erano state due grandi campionesse di tennis”, ci illustra la Lansbury. “Si sono ritirate e hanno intrapreso strade diverse, ma ora si ritrovano ad affrontare una sorta di riconoscimento, per così dire, in occasione di un grande torneo che si svolge in un luogo che potrebbe essere il Flushing Meadows. Verranno presentate e accolte dal pubblico e questa sarà la prima volta che si siederanno davvero l’una accanto all’altra.

 

“È una commedia sull’età – sul diventare vecchi e non trovarsi più alle vette del mondo del tennis di oggi. Confrontano costantemente il presente al modo di giocare del loro tempo prima del valoroso sforzo di Billie Jean King, la grandissima campionessa che portò il tennis femminile ai più alti livelli. Le donne non facevano soldi con lo sport prima della fine degli anni ’60, e queste due donne ne hanno sofferto. Ne hanno fatti pochi e comunque sempre meno degli altri. Non hanno mai ottenuto grandi riconoscimenti. Così la commedia diventa una metafora dell’età e dei problemi che le donne hanno quando invecchiano.”

 

Senza dubbio, Più giovane della primavera, stà parlando di qualcuno diverso da sé e sicuramente si metterà d’impegno a interpretare questo personaggio. “Beh,” dice ridendo del complimento, “Non ho mai detto a me stessa ‘Sono vecchia. Sono una donna vecchia.’ A volte, lo faccio per scherzo, ma non mi sento vecchia e credo sia così anche per Marian.

“Facciamo un mestiere che ci consente di continuare a lavorare. In teatro. Non nel cinema e non in televisione – ma va bene. Addio a tutt’e due. Apparteniamo alla dimensione migliore perché il teatro è illusione. Possiamo apparire quarant’anni più giovani grazie al buon lavoro delle luci, dei costumi e del trucco. Questa è la meraviglia del teatro. Ecco perché ci torno volentieri. È pura finzione.”

 

Così si chiude una sorta di cerchio: la sua prima seconda casa, New York City, è diventata la sua attuale seconda casa. Broadway è solo la ciliegina sulla torta. “Non avevo davvero nessuna intenzione di tornare a Broadway,” confessa. “Avevo preso solo un appartamento a New York. C’è così tanto da fare, da vedere e ascoltare, e non avevo mai avuto così tante opportunità prima d’ora, perché ogni volta che arrivavo qui lavoravo otto volte a settimana, e mi ero promessa che non accadesse più. La sola ragione per cui ho accettato è che le repliche sono limitate, e non potevo resistere alla commedia di Terrence. È un gran testo per due signore.”

La Lansbury non ha mai indugiato a lungo fin dal suo primo arrivo a New York all’età di 15 anni. Con la sua famiglia giunse su queste coste per cercare fortuna nel mondo del cinema. Allora aveva 18 anni e si divertiva ad accendere sensualmente la sigaretta a Charles Boyer davanti alla macchina da presa nel ruolo della sua sfacciata cameriera in Angoscia. Ricevette una nomination all'Oscar per quel film, in compagnia di grandi star come Boyer, Ingrid Bergman e Joseph Cotten.Ne ottenne una anche l’anno seguente per la ragazza che compie il sacrificio d’amore per Doryan Gray e nel ’62 per la madre maniaca e manipolatrice di Laurence Harvey – di tre anni più giovane! – in Va’ e uccidi (“Spero di essere ricordata per questo film”).

 

Tre nomination in 63 anni di cinema e mai un omino d’oro (riferendosi alla statuetta dell’Oscar). Dodici anni di Signora in Giallo e mai un Emmy. Fortunatamente, Broadway sa cosa fare con lei: è l’unica attrice di musical ad aver vinto quattro Tony come protagonista – per Mame, Dear World, Gypsy e Sweeney Todd.

 

“Si, questa città è stata più di una casa per me”, ammette prontamente. “Mio marito ed io siamo stati molto felici, davvero felici qui. Non avremmo mai voluto tornare a Los Angeles. La cosa che ci obbligò a farlo fu la decisione di lavorare definitivamente per la TV. Ma sinceramente non ho mai cercato di fare televisione. Avevo paura di consumare tutta la mia carriera, e non mi sbagliavo. La Signora in Giallo mi ha immobilizzata come Jessica Fletcher. Il solo posto in cui possa fuggire lontano da Jessica Fletcher è a Broadway”.

Dal suo ritorno a New York, ha già partecipato a numerose prime di Broadway. Stelle di simile razza sono difficili da trovare, ecco perchè sia il pubblico sia la stampa la tratta con molto riguardo. “È una magnifica sensazione, questo senso di appartenenza. Ne sono molto consapevole, e mi dà sostegno, perché lascia che ti dica una cosa: sono nervosa come un gattino per quello che mi stò preparando a fare. Ogni volta che ti getti in un’impresa, devi metterti alla prova – e adesso devo farlo ancora una volta”.

 

  Realizzata da Harry Haun  

per Playbill, volume 123 - numero 5 del Maggio 2007

   

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